Moto a luogo

annotato sul taccuino da aporia un giovedì, 06 marzo 2008,18:54

Costruirsi un’identità non è cosa da poco. Ci sono eterni dilemmi di cui si nutrono quasi tutti i miei coetanei, quelli intorno a me e come me alle prese con scelte che determinano una vita intera.

Mi sto accontentando di un amore monotono e noioso oppure sto sognando qualcosa che non esiste?

Devo scegliere per la mia carriera o per i miei affetti?

Devo gettarmi a capofitto in questo nuovo impiego e cambiare vita oppure tenermi il lavoro che avevo e che non mi rappresentava?

Mi manca proprio lui o l’idea che avevo di lui?

Siamo così, siamo qui, nella terra del mezzo nel limbo in cui si decide.

Non esistono scelte giuste o sbagliate.

Io le mie scelte le ho già fatte e ne vado ben fiera. Questo blog non mi rappresenta più di tanto, quindi ben presto traslocherà, ben consapevole dell’esigenza di tornare pubblico.

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annotato sul taccuino da aporia un martedì, 26 febbraio 2008,13:36

Mentre vedevo andar via mia sorella con quei suoi occhioni neri così identici ai miei, mentre la vedevo scomparire dentro il regionale delle 13.51, mentre il silenzio si riappropriava di tutti gli spazi che nei giorni della sua permanenza erano stati invasi dalle sue parole e dai suoi abbracci, pensavo che è bello così.

Pensavo, soprattutto, che dopo tutto questo – nonostante tutto questo – il mio posto è qui.

Mia madre dice sempre che ci vuole davvero tanta forza ad essere deboli, per imparare ad essere deboli. Lei che combatte tutti i giorni con una malattia che le riserva delle sorprese inaspettate, lei che ha iniziato a portare il bastone. 

A volte penso a come sarò tra sei anni, o alla fine del mio dottorato, o alla fine dell'estate... tutto corre alla velocità della luce e non riesco ad afferrare nemmeno una goccia di mare.

Penso a quella fotografia. Quella fotografia che non c’è stata, che avremmo voluto fare ma poi non  ne abbiamo avuto il tempo, il modo e la voglia. Una fotografia di quella sera, la sera del 23 luglio del 2007, di quella cena a Parma in casa della M..

Ci saremmo stretti tutti insieme e avremmo guardato sorridenti dentro l’obiettivo. Magri, abbronzati, felici, pronti per le imminenti vacanze. Una fotografia che avrei avuto forse per mesi come icona del mio emmessenne.

Ora invece tutto è cambiato: alcuni contratti sono scaduti e nuove facce popolano questo ufficio. Qualcuno non ha accettato la fine e si aggrappa grottescamente a mesi di presenza abusiva, poi va via con l’orgoglio dell’eroe azzoppato. Qualcun altro chiede proroghe che servono solo ad allungare i tempi di realizzazione della fine. È triste. Sarà che sono appena all’inizio, ma vedere gli altri che non accettano di aver finito un percorso è triste. Vedere la paura nei loro occhi, la paura di un futuro incerto, di un lavoro che non arriva, di compromessi da accettare a testa bassa. Vedere anche una sorta di invidia per te che ci stai ancora dentro è ancora peggio.

Avrei voglia di andare all'estero, di testare un’aporia internazionale, di sradicarmi un po' da R.. Io invidio ,ale, perché lui ha la capacità di non affezionarsi alla camera che lo ospita per dieci mesi, lui ha la capacità di girare il mondo e avere amici di tutti i colori.

Io, invece, ovunque vado tendo a mettere radici, a voler dare un senso a tutti i dettagli che mi vengono a cercare, a riempire di coccinelle ogni luogo.

Questa casa meravigliosa che dà sui tetti del centro storico suona un po' come una presa di posizione.

Vorrei imparare, invece, a mettere le ali. E a non prendermela più di tanto, se le cose non vanno come dico io.

annotato sul taccuino da aporia un domenica, 10 febbraio 2008,19:32

Non so perché (o forse lo so...), ma mi è passata la voglia di scrivere. Anche il mio taccuino di viaggio è fermo ormai a pagina 3 febbraio.

Spero che mi passi in fretta. Intanto vi abbraccio.

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annotato sul taccuino da aporia un mercoledì, 06 febbraio 2008,14:19

Vorrei qualcuno da fare felice. Tu sei lontano senza riguardo.

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datemi un consiglio...

annotato sul taccuino da aporia un giovedì, 31 gennaio 2008,09:09

Visto che sono un po' impedita con la tecnologia e che tutti i miei punti di riferimento in tal senso sono a Napoli...

Da ieri praticamente è morta la scheda audio: non si sente nulla, né con le cuffie né alzando il volume al massimo, le ho provate tutte. Cosa devo fare???

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Il libretto d’istruzioni (o distruzioni)

annotato sul taccuino da aporia un lunedì, 28 gennaio 2008,16:04

-         scusami se in questi giorni ti ho un po’ arronzato, ma sai, tra il libro e i dottorandi napoletani…

-         mi hai un po’ cosa?

 

Come è difficile comunicare, a volte vorrei poter dire parole che non dico da una vita, usare i passati remoti in luogo dei passati prossimi, dire i miei proverbi, i miei modi di dire, farcire le frasi di “e mo”, “e ia”, “uà”…

Eppure.

È stata davvero dura rivedere i dottorandi napoletani e non capisco se per capriccio, per invidia o per cosa d’altro, ma devo dire che non sono stati affatto gentili con me. Mi hanno detto, nell’ordine: che vivo in un postaccio, che sto sprecando la mia vita, che sto sprecando la mia laurea, che il libro è un’emerita cazzata.

Come ho già detto non capisco perché lo abbiano fatto.

È così difficile gioire delle gioie altrui?

È davvero così forte il desiderio di accanirsi?  

 

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Il passato e il futuro

annotato sul taccuino da aporia un lunedì, 21 gennaio 2008,19:24

Adesso ci sono nuove storie che si intrecciano alla mia, nuovi tesisti, nuove colleghe, una new entry nel nostro team (che per due giorni ho pensato con una certa fermezza fosse in realtà spikette!), nuovi lavori e scadenze. La vita va alla velocità della luce ed è come stare su un treno che corre senza effettuare fermate intermedie. Una collega torna dopo tre mesi durante i quali è stata in America e ci trova diversi, non capisce più nulla. È decisamente così.

Oggi con quel pacco di libri tutti uguali uscivo felice dal Dipartimento e ho visto, come fosse una visione, i dottorandi di Napoli. È stato surreale l’incrocio di sguardi, il loro viso sorpreso e la mia faccia turbata. Perché si, un po’ ho tremato.

Ho pensato a tutto quello che sarebbe stato della mia vita se fossi rimasta a Napoli, quale lavoro (o non-lavoro) mi avrebbe vista protagonista, quali nuove storie in quel cortile con i papiri, quali nuove amiche con cui condividere il rettifilo fino all’angolo del giornalaio, quali ingiustizie di cui lamentarsi e quali neologismi da coniare insieme a mia sorella. Ho pensato ovviamente anche a lui, al suo bel viso, a come avrebbe reagito se oggi avesse visto il mio libro, ho pensato a cosa sarebbe stato di noi adesso.

Ci siamo incrociati, ci siamo salutati. Dentro e fuor di metafora siamo andati in direzioni opposte e appena ho girato le spalle ho pensato che i piccoli segnali ci vengono a cercare anche per questo: per ricordarci che siamo stati forti e che ce la possiamo fare.

si trova in:taccuino di viaggio
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Grazie Angela!!!

annotato sul taccuino da aporia un domenica, 20 gennaio 2008,22:18

Oggi la nostra cara amica blogger mi ha fatto una sorpresa bellissima che mi ha commossa.

grazie mille :)

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annotato sul taccuino da aporia un giovedì, 17 gennaio 2008,17:54

La vita è fatta di piccoli piaceri, come giustamente dice anche uno spot televisivo.

Questa mattina dopo un violento temporale notturno mi sono accorta che il cordless era morto, non dava più segni di vita (ha appena due mesi!). Poi, dopo aver acceso il computer mi sono accorta che anche il mouse era rotto!!! Dunque sono uscita per portare a riparare il telefono ma la commessa dell’esselunga ha detto che non c’era la persona competente e che sarei dovuta tornare un altro giorno.

Mentre camminavo sotto la pioggia con sei chili di buste della spesa, una mia amica napoletana che verrà a trovarmi la settimana prossima mi ha comunicato che non sa quanto tempo pensa di fermarsi “perché tanto non ho niente da fare” (si ma la mia casa non è un albergo) e appena rientrata a casa mi sono accorta della presenza di una bolletta di Alice che mi addebita il noleggio di un modem che non ho mai richiesto né avuto. In più come se non bastasse la S., sempre più incazzata dell’arrivo della nuova dottoranda nel nostro team, mi ha fatto una delle sue infinite telefonate nevrotiche e paranoiche, accusandomi di cose inesistenti.

Mi sono stesa per cinque secondi sul divano fissando il vuoto. Poi il telefono si è illuminato.

Le comunichiamo che il libro è pronto e che da domani può andarlo a ritirare in Dipartimento. Inoltre volevamo complimentarci perché è proprio bello.

La giornata può cambiare in un secondo. Oddio come sono felice!!!

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Acquisti online

annotato sul taccuino da aporia un giovedì, 17 gennaio 2008,09:07
Ho acquistato due libri su un sito il giorno 12 dicembre.

È normale che non mi sono ancora arrivati e che se telefono mi rispondono sempre che mi stanno per arrivare a giorni ormai dal 7 gennaio???

Cosa devo fare?

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